Oltre le luci di Shinjuku: Toyoko kids

I Toyoko sono dei ragazzi di strada Giapponesi che sono scappati di casa per ragioni come abusi psicofisici da famiglie disfunzionali oppure se sono vittime di bullismo.
In situazioni di vulnerabilità o di difficoltà del genere si cerca supporto in luogo dove si può essere sè stessi, infatti questi ragazzi vanno per strada per trovare un luogo di comunità o un posto dove non vengono giudicati.

Da dove viene “Toyoko”
Il termine Toyoko è nato nei social, viene da “Toho” che indica il palazzo di Toho cinemas ( famoso per la testa di Godzilla in grandezza naturale, che sporge dall’ottavo piano ) e “yoko” che in giapponese vuol dire “accanto”, sono chiamati così visto che si radunano nelle vicinanze dell’edificio, situato a Tokyo nel distretto di Kabukicho (conosciuto anche come il principale quartiere a luci rosse di Tokyo).

Oltre a come si chiamano e il luogo in cui si ritrovano, centra anche il loro aspetto, essendo in un contesto urbano, dove essere visibili può significare essere esposti, l’immagine costruita dai ragazzi diventa una parte della loro identità, il modo in cui si vestono non è solo una questione di gusto, ma è anche di distinguersi o utilizzano la moda per comunicare o proteggersi.
La moda come armatura

Usano l’estetica oppure si vestono in un certo modo come se fosse un’armatura, specialmente lo stile Jirai Kei che sta per “stile mina antiuomo” ed è un mix del carino e del gotico ed è associato in modo stereotipato alle ragazze “instabili”, una delle caratteristiche è il trucco, che dà enfasi alla parte inferiore degli occhi per dare l’aria di “innocente ma triste”, Jirai Kei viene da un termine offensivo, Jirai Onna “donna mina antiuomo” per riferirsi a una donna con disturbi come bipolarismo e qualsiasi altro disturbo collegato agli sbalzi d’umore, da questo viene “la bomba che sta per esplodere”.
La vulnerabilità e lo sfruttamento
Trovandosi per strada di sera, in un quartiere come quello di Kabukicho, i ragazzi rischiano o vengono coinvolti in :

-abuso di sostanze: L’area è nota per l’elevato consumo di droghe sintetiche e l’abuso di farmaci da banco, utilizzati dai giovani per affrontare il trauma dell’emarginazione.
-sfruttamento sessuale: molti di questi ragazzi vengono forzati da degli adulti per il Enjo kosai (prostituzione minorile) o il papakatsu (appuntamenti compensati: i giovani offrono compagnia a uomini più anziani in cambio di soldi e regali) oppure a lavorare illegalmente nei bar d’intrattenimento.
-violenza e criminalità interna: La mancanza di protezione espone i ragazzi a violenze fisiche sia da parte di estranei che all’interno dei loro stessi gruppi.
-coinvolgimento in organizzazioni criminali: la criminalità organizzata sfrutta la necessità di denaro dei ragazzi per impiegarli come corrieri della droga o truffe telefoniche

Questi giovani evitano i servizi sociali e di chiedere aiuto alle forze dell’ordine per una cosa che è anche la loro paura più grande: ritornare a casa, per molti di loro essere salvati dalle autorità, vuol dire tornare nel luogo da cui sono scappati, dalla loro famiglia disfunzionale, per questo preferiscono rischiare aggressioni per strada che tornare a casa, dove subiscono abusi.
Dai social alla strada

I social ( come youtube, Instagram o X) sono il mezzo con cui i ragazzi si sentono meno soli e si coordinano, ciò li rende un bersaglio facile per i predatori che monitorando i loro post per adescarli nel papakatsu nei momenti più vulnerabili.
L’intervento delle autorità si concentra per la maggior parte delle volte su retate (dove la polizia circonda l’area del palazzo Toho e ferma tutti i ragazzi presenti) e su repressioni (impedire il fenomeno attraverso forza e divieti, come la costruzione di recinzioni per non farli sedere, il pattugliamento continuo e l’aumento delle sanzioni per chi viene trovato in strada dopo il coprifuoco).

La vera via d’uscita sono le organizzazioni non-profit (NPO) che operano direttamente a Kabukicho. Questi volontari offrono pasti, stazioni di ricarica per i telefoni e un ascolto senza giudizio, cercando di ricostruire quella fiducia nelle istituzioni che i ragazzi hanno perso.
Conclusioni

Insomma, i Toyoko Kids non sono un problema di degrado urbano, ma il sintomo di una società che non ha saputo proteggere i propri figli più fragili. Finché il bagliore delle insegne di Kabukicho sarà percepito come più accogliente del calore di una casa, la piazza del Toho continuerà a riempirsi di giovani.
