L’epilessia: il passaggio dal mal sacro a una patologia neurologica

di Bohdan Tsibla, Asia Scaletti e Sasith Maduranga Epitawala Arachchige

L’epilessia è una malattia neurologica caratterizzata dalle crisi improvvise o piccole assenza dovute all’attività celebrale anomala che colpisce circa 1% della popolazione. Essa però prima della scoperta del medico tedesco Hans Berger (1924) non era vista come una vera e propria malattia neurologica, ma come il male sacro o una specie di decadenza psichica del paziente. Nonostante il progresso medico-scientifico, nel pensiero comune sono ancora rimasti alcuni residui di questa concezione obsoleta dell’epilessia.

Manicomi e l’eugenetica:

La somministrazione orale dei farmaci nelle strutture ospedaliere. Il bromuro veniva introdotto nell’organismo seguendo la stessa procedura.

Nello scorso secolo l’epilessia era vista soprattutto in chiave psichiatrica per la sua particolare sintomatologia. L’uscita della bava della bocca e le convulsioni facevano pensare all’uomo antico a una vera e propria possessione demoniaca. Mentre i dottori del ‘900 ritenevano che questi sintomi erano legati solo alla psiche umana. L’insistenza della terapia delle crisi, se non quella con il bromuro di potassio (un sedativo e anticonvulsivante), implicava quindi il ricovero degli epilettici nei manicomi.

I pazienti ricoverati in queste strutture subivano un vero e proprio isolamento dalla vita sociale perché considerati alienati e violenti per il mondo circostante. Questa visione degli epilettici violenti è data in parte dal fatto che l’organismo umano compie involontariamente dei movimenti casuali durante la crisi, ma soprattutto perché nei manicomi il personale medico contrastava con la forza le convulsioni.

Francis Galton, cugino di Darwin, fu il coniatore del termine eugenetica.

Proprio per questa esclusione dei pazienti nel ‘900 dalla vita normale, si è parlato del fenomeno di stigmatizzazione sociale. Coloro che soffrivano di questa malattia venivano considerati inferiori alle persone comuni perché in una società che aveva ideali alti dell’essere umano, essi erano diversi.

Uno degli ideali che si ponevano i politici era l’eugenetica (cioè la ricerca del gene perfetto), anche se il clima politico italiano dell’epoca non aveva messo in atto in modo concreto e ampio l’obiettivo di questa “pseudoscienza”. Le teorie eugenetiche però trovarono la loro concreta applicazione prevalentemente in Germania nazista con la legge del 1933 attraverso l’atto della sterilizzazione forzata dei malati, mentre in Italia fortunatamente questo fenomeno non avvenne. L’epilessia si trasmette con una percentuale bassa ,anche tramite la genetica, quindi la sterilizzazione dei malati aiutò a combattere questa malattia, anche se questa tecnica è fortemente contraria ai diritti dell’uomo.

La massima espressione in territorio italiano di queste teorie era quella legata ai manicomi perché le persone all’interno di queste strutture erano impossibilitati a procreare. Si credeva di mantenere il cosiddetto sangue puro, perché gli epilettici non trasmettevano la propria malattia alla prole, anche se il rischio di trasmettere questa malattia è relativamente basso. Ciò non era quindi una precauzione dalla malattia, ma una specie di umiliazione dei malati in quanto all’epoca erano considerati matti. Il non potersi riprodurre degli epilettici implicava quindi una purezza della razza italiana (cioè il canone centrale delle teorie eugenetiche), anche se il concetto di razza è prettamente obsoleto in termini scientifici. Per la scienza moderna esiste solamente la specie umana (cioè Homo Sapiens) caratterizzata da un corredo genetico molto simile. Perciò la razza è un termine del tutto antiscientifico.

A causa di questa discriminazione storica sul piano sociale dei malati nei nostri giorni alcune persone hanno dei pregiudizi su questa malattia. Le persone credono che un epilettico a causa della propria malattia sia limitato da essa, come si considerava negli scorsi secoli bui. L’epilessia però non è una condanna sociale come lo era anni fa, ma è soltanto una patologia neurologica come le altre. Come abbiamo visto prima è l’ignoranza relativa a questo argomento che ci fa pensare a una concezione sbagliata di questa malattia, cioè quella psichiatrica.

Hans Berger e EEG:


Hans Berger era uno scienziato tedesco noto nel 1873. Berger visse nel terrore di essere considerato un pazzo perciò eseguì i suoi esperimenti in segreto, e eseguì i suoi esperimenti più importanti nel tempo libero, spesso di sera. Nel 1892, durante un addestramento militare, Berger cadde da cavallo rischiando di essere travolto da un cannone nello stesso istante, sua sorella (lontana chilometri) sentì che lui era in pericolo e convinse il padre a scrivergli e quando lui ricevette il messaggio, Berger rimase sconvolto: si convinse che il suo terrore di morire avesse viaggiato come un segnale invisibile fino alla mente della sorella.


Questo evento generò in lui una sorta di “missione scientifica”. Berger sentiva il dovere di dimostrare ciò che aveva vissuto non era una coincidenza, ma un fenomeno fisico misurabile. Questa sua ricerca lo ha reso ossessionato da come funzionava il cervello umano e cosi studiò la ricerca della energia p (cioè energia psichica). Berger era convinto che il cervello fosse come una stazione radio. Pensava che se il calore e la luce si trasformano in energia, anche il pensiero dovesse trasformarsi in un’onda capace di uscire dal cranio. Quindi la sua ossessione era dimostrare a tutti che esistesse il fenomeno di telepatia, che lui credeva di aver subito. Ciò lo portò a condurre gli esperimenti sul cervello umano.


L’anno 1924 segna l’inizio di una svolta per la medicina: Berger, dopo anni di tentativi falliti riesce finalmente a effettuare la prima registrazione del segnale elettrico del cervello umano. Questo esperimento non rappresenta solo un successo tecnico, ma la nascita ufficiale dell’Elettroencefalogramma (EEG). Il primo tracciato fu ottenuto su un paziente che aveva subito un intervento al cranio dove una parte dell’osso del cranio era stata rimossa così da facilitare il passaggio dei segnali. Berger utilizzò un galvanometro a corda, uno strumento molto sensibile ma rudimentale per gli standard moderni. Inserì due elettrodi d’argento sotto il cuoio capelluto del soggetto e con sua sorpresa vide l’ago dello strumento muoversi seguendo un ritmo costante.


Grazie a questo esperimento Berger scoprì due tipi di onde. Analizzando i tracciati, Berger chiamò le due tipologie di onde con le prime lettere dell’alfabeto greco: le onde alpha, onde ampie e lente che apparivano quando il soggetto era rilassato e con gli occhi chiusi e le onde beta, onde più veloci e piccole che sostituivano le alpha non appena il soggetto apriva gli occhi o iniziava a risolvere un problema matematico.


L’invenzione dell’EEG dimostrò per la prima volta che il cervello è un organo costantemente attivo, anche durante il sonno o l’incoscienza. Prima di Berger, si pensava che il cervello “si accendesse” solo in risposta a stimoli esterni; l’EEG provò invece che esiste un’attività elettrica di sottofondo incessante, simile al battito del cuore.

Con l’invenzione dell’EEG, Hans Berger ha cambiato radicalmente il modo in cui l’umanità intende alcune malattie (tra le quali anche l’epilessia) che prima erano mentali. Prima del suo contributo molte patologie venivano trattate come problemi puramente psicologici, senza considerare la loro natura neurologica. Grazie all’EEG: l’epilessia diventò una malattia oggettiva perché per la prima volta si ha una “striscia di carta” che mostra graficamente cosa succede dentro la testa quindi in tutti gli effetti una prova concreta dell’attività anomala del cervello. Il medico da quel momento in poi non deve più solo credere al racconto del paziente, ma può leggere l’attività elettrica del suo cervello. Berger dimostrò che, durante una crisi, il tracciato dell’EEG cambiava drasticamente e che l’epilessia è una specie tempesta elettrica causata da neuroni che si comportano tutti insieme in modo inusuale.


Grazie a Berger, si scoprì che il cervello emette segnali chiari. L’EEG ha trasformato la neurologia in una scienza precisa, dimostrando che molte malattie non sono “capricci della mente” come si credeva fino ad allora, ma malfunzionamenti misurabili dei circuiti elettrici cerebrali. Quindi in sostanza l’epilessia con Berger diventò una malattia neurologica e non più mentale grazie anche alle dimostrazioni concrete fornite dall’EEG durante le crisi.


Neurologia, legge Basaglia e modernità:

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, la medicina ha smesso di considerare i disturbi del sistema nervoso come “follia”, creando reparti ospedalieri dedicati esclusivamente alla neurologia. In passato, chi aveva crisi epilettiche o malattie motorie veniva rinchiuso nei manicomi insieme ai malati mentali. Con la nascita dei primi reparti specializzati (come alla Salpêtrière di Parigi), si è capito che queste erano malattie organiche, cioè causate da lesioni fisiche nel cervello o nei nervi, e non da problemi “morali”.

Il lessico medico è diventato più preciso e oggettivo. Sono stati abbandonati termini vaghi e offensivi: addio alla “demenza epilettica”. L’epilessia non è più vista come una forma di ottundimento mentale, ma come un’anomalia elettrica dei neuroni. I medici quindi hanno iniziato a misurare i fenomeni fisici, come la velocità di conduzione dell’impulso nervoso. Invece di legare i pazienti per immobilizzarli, si è passati a studiare le cause del loro stato. Sono stati introdotti i primi sedativi scientifici che agivano sulla chimica del cervello per calmare le crisi, rendendo inutili le catene o le restrizioni fisiche.

La Legge del 1978, conosciuta come Legge Basaglia, ha cambiato per sempre il modo
di curare i disturbi psichiatrici (tra cui si posizionava anche l’epilessia) in Italia. Il suo obiettivo principale era chiudere i manicomi e trattare i pazienti come cittadini con diritti, non più come reclusi. Prima del 1978, i manicomi erano luoghi dove le persone con problemi psichiatrici venivano chiuse, isolate dalla società e private della loro dignità. La legge ha stabilito la chiusura definitiva di questi istituti. Non si potevano più accettare nuovi pazienti nei manicomi e quelli già presenti dovevano essere gradualmente dimessi.

Il manicomio della città di Arezzo chiuso nel 1971, ancor prima dell’entrata in vigore della legge Basaglia.

C’è un caso molto particolare legato al nostro territorio: quello di Mario Stefani. Il ragazzo entrò in manicomio di Arezzo a 15 anni nel 1937 solamente perché epilettico. “Il manicomio è casa mia” è un libro nel quale Stefani racconta la sua difficile storia. Il ragazzo venne ricoverato in manicomio dopo una serie di attacchi epilettici e uscì dal manicomio solamente dopo la chiusura di questa struttura ospedaliera. Mario Stefani ormai ottantenne, privo di un luogo dove andare e una rete famigliare, accettò di essere trasferito nella RSA di Stia. Quello di Stefani è uno dei tantissimi esempi di come queste strutture toglievano la vita sociale e la libertà alle persone solo perché considerate diverse per le proprie patologie.

Oggi, grazie alla medicina moderna, una persona con epilessia è vista principalmente come un individuo autonomo. Non è più definita dalla sua malattia, ma dalle sue scelte e dalla sua capacità di condurre una vita piena. I farmaci antiepilettici attuali sono molto più efficaci di quelli del passato. Permettono di controllare le crisi nel 70% dei casi, a volte anche di eliminarle del tutto. Questo significa che per la maggior parte delle persone con epilessia, è possibile raggiungere una vita serena e senza crisi. La gestione dell’epilessia oggi si concentra sul trovare il trattamento giusto per ogni individuo, minimizzando gli effetti collaterali e massimizzando la qualità della vita.

Il cambiamento più importante è stato proprio questo: da “malato mentale” a individuo. L’epilessia non è più associata alla follia o a un deficit intellettivo intrinseco. È riconosciuta come una condizione neurologica che può essere trattata e gestita. Le persone con epilessia possono fare le proprie scelte di vita (lavoro, studio, relazioni) con maggiore libertà, sapendo che la loro condizione è gestibile. Questo progresso medico-scientifico ha permesso a tantissime persone di vivere una vita normale, senza essere limitate dalla loro condizione neurologica.

Sitografia delle immagini:

https://en.wikipedia.org/wiki/Francis_Galton Francis Galton https://www.ilmargine.it/rivoluzione-in-manicomio/ Somministrazione farmaci https://cervelliacena.wordpress.com/2019/11/10/hans-berger-dalla-ricerca-della-telepatia-alla-nascita-delleeg/ Hans Berger https://archivio.amarantomagazine.it/news_dett.php?id=657 Manicomio Arezzo

Sitografia delle informazioni:

https://www.paginemediche.it/benessere/storia-della-medicina/epilessia-il-male-sacro https://www.storiadellamedicina.net/il-primo-trattamento-specifico-antiepilettico/#:~:text=Dall’introduzione%20del%20bromuro%20di%20potassio%20come%20rimedio,del%20bromuro%20e%20la%20cura%20dell’epilessia%20espressioni http://www.forep.it/epilessia/che-cose-lepilessia/epilessia-e-disturbi-psichici/ https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenetica https://cervelliacena.wordpress.com/2019/11/10/hans-berger-dalla-ricerca-della-telepatia-alla-nascita-delleeg/