{"id":5428,"date":"2023-03-07T15:51:56","date_gmt":"2023-03-07T14:51:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/?p=5428"},"modified":"2023-04-18T23:01:05","modified_gmt":"2023-04-18T21:01:05","slug":"marina-abramovic","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/2023\/03\/07\/marina-abramovic\/","title":{"rendered":"Marina Abramovi\u0107"},"content":{"rendered":"\n<p>di Alessia Gorfini, Giulia Bassanelli, Kleona Morini<\/p>\n\n\n\n<p>Marina Abramovi\u0107 \u00e8 un&#8217;artista concettuale e performativa serba. Definita come <strong>\u201c la nonna della performance art\u201d<\/strong>, le sue performance pi\u00f9 conosciute sono: Ritmo 10 , Ritmo zero .<br>La Abramovi\u0107 \u00e8 nata a&nbsp;Belgrado&nbsp;, in&nbsp;Serbia&nbsp;, allora parte della&nbsp;Jugoslavia&nbsp;, il 30 novembre 1946; era nipote di un patriarca della Chiesa ortodossa, proclamato santo dopo la morte ed entrambi i suoi genitori Danica Rosi\u0107 e Vojin Abramovi\u0107&nbsp;&nbsp;erano&nbsp;partigiani jugoslavi&nbsp;durante&nbsp;la seconda guerra mondiale&nbsp;.&nbsp;Dopo la guerra, i genitori di Abramovi\u0107 furono insigniti&nbsp;dell&#8217;Ordine degli eroi del popolo&nbsp;e ricevettero incarichi nel&nbsp;dopoguerra nel governo jugoslavo.&nbsp;<br>Abramovi\u0107 \u00e8 stata cresciuta dai nonni fino all&#8217;et\u00e0 di sei anni.&nbsp;Sua nonna era profondamente religiosa e Abramovi\u0107 racconta che ha trascorso la sua infanzia in una chiesa seguendo i rituali di sua nonna: &#8220;candele al mattino, il prete veniva per diverse occasioni&#8221;.&nbsp;Quando aveva sei anni nacque suo fratello e inizi\u00f2 a vivere con i suoi genitori mentre prendeva anche lezioni di pianoforte, francese e inglese.&nbsp;&nbsp;Sebbene non abbia preso lezioni d&#8217;arte, si \u00e8 interessata presto a questo argomento e si \u00e8 divertita anche a dipingere.&nbsp;<br>La vita nella casa dei genitori di Abramovi\u0107 sotto la stretta supervisione di sua madre era difficile.&nbsp;Quando Abramovi\u0107 era una bambina, sua madre la picchiava per il fatto di &#8220;mettersi in mostra&#8221;.&nbsp;<br>&nbsp;In un&#8217;intervista pubblicata nel 1998, Abramovi\u0107 ha descritto come sua madre abbia preso il controllo completo di lei e suo fratello, in stile militare. Non le \u00e8 stato permesso di uscire di casa dopo le 10 di sera fino a quando non aveva 29 anni. Tutte le esibizioni che ha fatto in Jugoslavia, sono state eseguite prima delle 22:00, proprio perch\u00e9 doveva essere a casa allora. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/98.5214_ph_web-1-1024x730.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5486\" width=\"399\" height=\"284\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/98.5214_ph_web-1-1024x730.jpg 1024w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/98.5214_ph_web-1-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/98.5214_ph_web-1-768x547.jpg 768w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/98.5214_ph_web-1.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 399px) 100vw, 399px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>\u00c8 stata studentessa presso l&#8217;&nbsp;Accademia di Belle Arti&nbsp;di Belgrado dal 1965 al 1970. Ha completato i suoi&nbsp;studi post-laurea&nbsp;presso l&#8217;&nbsp;Accademia di Belle Arti&nbsp;di&nbsp;Zagabria. Successivamente \u00e8 tornata in Serbia&nbsp;e, dal 1973 al 1975 , ha insegnato all&#8217;Accademia di Belle Arti di&nbsp;Novi Sad&nbsp;mentre lanciava le sue prime esibizioni da solista.&nbsp;<br>Nel 1976, in seguito al matrimonio con&nbsp;Ne\u0161a Paripovi\u0107&nbsp;(tra il 1971 e il 1976), Abramovi\u0107 si rec\u00f2 ad&nbsp;Amsterdam&nbsp;per eseguire un pezzo&nbsp;dove conobbe Ulay (1976); il loro fu un amore a prima vista.<br>Si fecero chiamare<strong><em> \u201cThe Other\u201d<\/em><\/strong>; tra le opere della coppia ricordiamo <strong><em>&#8220;Relation in time&#8221;<\/em><\/strong> (1977) durata 17 ore nello Studio G7 di Bologna e <strong><em>&#8220;Imponderalia&#8221;<\/em><\/strong>(1977), realizzata sempre a Bologna nella galleria GAM.<\/p>\n\n\n\n<p>Altra performance fu <strong><em>&#8220;Death Itself&#8221;<\/em><\/strong>, in cui i due univano le labbra e respiravano l\u2019aria dell\u2019altro fino a terminare l\u2019ossigeno a disposizione. Dopo 17 minuti, la coppia cadeva a terra priva di sensi. La volont\u00e0 era esplorare la capacit\u00e0 dell\u2019individuo di assorbire e distruggere la vita altrui.<br>L\u2019addio tra Marina e Ulay avvenne nel 1988. La fine della loro relazione venne sancita dall\u2019ultima performance, che li vide percorrere pi\u00f9 di duemila chilometri della Grande Muraglia Cinese.<br>Marina ed Ulay si rincontrarono 23 anni dopo l\u2019addio sulla Grande Muraglia Cinese, in occasione di <strong><em>&#8220;The Artist is Present&#8221;<\/em><\/strong>, la celebre performance della Abramovi\u0107 svoltasi nel 2010 al MoMA di New York.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>COS\u2018\u00c9  LA PERFORMANCE ART?<\/strong><br>Si tratta di un\u2019azione artistica, presentata solitamente in pubblico, ricca di aspetti interdisciplinari. Spesso questa coinvolge uno o pi\u00f9 dei quattro elementi base : tempo, spazio, corpo o in alternativa la sua presenza medium.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019arte performativa \u00e8 una manifestazione artistica che si basa sulle diverse abilit\u00e0 espressive del corpo umano. \u00c8 caratterizzata da valori riconducibili all\u2019anticonformismo, superando tutti gli schemi imposti dalla societ\u00e0. Si d\u00e0 spazio invece alla riflessione individuale, libera e allo stesso tempo profonda. Ci\u00f2 che conta \u00e8 il lavoro su se stessi e sul proprio ruolo di essere umano e sociale .<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tra le sue opere principali possiamo ricordare:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>&#8220;Rhythm 0&#8221;<\/strong><\/em> del 1974 tenutasi a Napoli nello Studio Morra; l\u2019artista si pone alla merc\u00e9 del suo pubblico che avrebbe potuto farle qualsiasi cosa loro avessero voluto. La situazione \u00e8 degenerata quando scoppi\u00f2 una lite tra chi inveiva contro Abramovi\u0107 e chi tentava di difenderla.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5431\" width=\"377\" height=\"219\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-2.png 735w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-2-300x174.png 300w\" sizes=\"(max-width: 377px) 100vw, 377px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In <strong><em>&#8220;Lips of Thomas&#8221;<\/em><\/strong> porta il suo corpo oltre i limiti e propone una performance cruda ed estrema, in cui giunge a incidersi il ventre e a richiamare riti ancestrali di purificazione. Il pubblico presente non poteva rimanere a guardarla e, scosso da quanto stava accadendo, la allontana per metterla in salvo da uno stato che sarebbe potuto sfociare nel congelamento. L\u2019intento di questa tensione psicologica nei confronti del pubblico \u00e8 suscitare una reazione e una partecipazione alla visione della contemporaneit\u00e0, dove il pubblico diventa tutt&#8217;uno con l&#8217;artista.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"367\" height=\"275\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-3.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5434\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-3.png 367w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-3-300x225.png 300w\" sizes=\"(max-width: 367px) 100vw, 367px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Collaborazione con Ulay<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Frank Uwe Laysiepen, in arte &#8220;Ulay&#8221;ex ingegnere tedesco, ha trovato nell\u2019espressione artistica e performativa la sua vocazione. Marina Abramovi\u0107 e Ulay iniziano a lavorare insieme fino al 1988, anno della separazione sia professionale sia sentimentale.<\/p>\n\n\n\n<p>I due hanno debuttato con la performance <strong><em>&#8220;Imponderabilia&#8221;<\/em><\/strong>, nel 1977, alla Galleria d\u2019arte moderna di Bologna. <\/p>\n\n\n\n<p>La performance consiste nel posizionarsi completamente nudi l\u2019uno di fronte all\u2019altra, sulla soglia di uno stretto ingresso che conduceva alla mostra. Il pubblico, che doveva necessariamente passare in mezzo ai due artisti, poteva girarsi verso l&#8217;uomo o verso la donna. Le forze dell&#8217;ordine hanno ritenuto troppo scandaloso questo estro artistico e hanno allontanato i due artisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Marina Abramovi\u0107 e Ulay tengono la loro ultima performance sulla muraglia cinese, realizzando un\u2019opera piena di significati e interpretazioni: <strong><em>&#8220;The Lovers&#8221;<\/em><\/strong>. Abramovi\u0107, partendo da un capo della muraglia e Ulay dall\u2019altro, si incontrano a met\u00e0 del percorso dopo aver camminato per 2500 km.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>&#8220;The artist is present&#8221;<\/em><\/strong> del 2010 si tenne a New York . L\u2019artista rimase seduta, di fronte ad un tavolo e ad una sedia vuota , impassibile e disponibile a far sedere chiunque volesse sedersi in quella sedia. <\/p>\n\n\n\n<p>Lo spannung ebbe luogo quando Ulay occup\u00f2 quella sedia e sorrise sua ex partner. Il loro ricongiungimento commosse sia il pubblico presente sia i due artisti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-4-1024x538.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5436\" width=\"476\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-4-1024x538.png 1024w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-4-300x158.png 300w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-4-768x403.png 768w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-4-390x205.png 390w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-4.png 1200w\" sizes=\"(max-width: 476px) 100vw, 476px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>&#8220;Rest Energy&#8221; <\/em><\/strong>(1980), Marina Abramovi\u0107&nbsp;tese un arco verso di s\u00e8 e Ulay reggeva la freccia che, alla minima distrazione, avrebbe rischiato di ferire l\u2019artista serba. L\u2019intento era di rappresentare la fiducia che l\u2019essere umano ripone nell\u2019altro, rischiando di subirne le conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-5.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5437\" width=\"344\" height=\"458\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-5.png 375w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/image-5-225x300.png 225w\" sizes=\"(max-width: 344px) 100vw, 344px\" \/><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessia Gorfini, Giulia Bassanelli, Kleona Morini Marina Abramovi\u0107 \u00e8 un&#8217;artista concettuale e performativa serba. 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