{"id":3977,"date":"2022-03-05T12:00:00","date_gmt":"2022-03-05T11:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/?p=3977"},"modified":"2022-03-05T14:18:56","modified_gmt":"2022-03-05T13:18:56","slug":"i-fratelli-karamazov","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/2022\/03\/05\/i-fratelli-karamazov\/","title":{"rendered":"I Fratelli Karamazov"},"content":{"rendered":"\n<p>A cura di Riccardo Ricciarini<\/p>\n\n\n\n<p>SCHEDA DEL LIBRO<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">1-<strong>Autore<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>&nbsp;F\u00ebdor Dostoevskij<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">2-Titolo<\/h2>\n\n\n\n<p>&nbsp;I fratelli Karamazov<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">3- <strong>Editore <\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>I grandi romanzi BUR, prima edizione 1998, ristampa 2006<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">4-<strong>Pagine<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>&nbsp;1043 pagine<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">5- <strong>Genere<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Romanzo<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">6-<strong>Motivazione della scelta<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>&nbsp;I Fratelli Karamazov era l&#8217;ultima grande opera di Dostoevskij che non avevo ancora letto.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">7- Cenni biografici dell&#8217;autore<\/h2>\n\n\n\n<p>Dostoevskij Nasce a Mosca da una famiglia benestante, in giovane et\u00e0 viene arrestato e passa diversi anni in Siberia a fare i lavori forzati, la prima moglie e il figlio muoiono, il gioco lo ossessiona, si sposa con la dattilografa personale. La sua vita non \u00e8 felice, ma la vive a pieno; muore a Pietroburgo. Tutta la sua esistenza \u00e8 stata accompagnata dall&#8217;epilessia.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">8-Sintesi del contenuto<\/h2>\n\n\n\n<p>&nbsp;Il romanzo racconta di quattro fratelli che si ritrovano tutti nello stesso periodo vicino alla figura del padre: un balordo che non ha mai pensato ai suoi figli e mai si \u00e8 preoccupato per loro. Nel romanzo, il padre viene ucciso da uno dei figli, allo stesso tempo convergono intrecci d&#8217;amore impossibili, domande esistenziali su Dio e sulla libert\u00e0 ed allo stesso tempo appare una variegata societ\u00e0 Russa di provincia proiettata sul futuro che sar\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">9- Narratore<\/h2>\n\n\n\n<p>La narrazione \u00e8 in terza persona, la tecnica utilizzata \u00e8 la cronaca. Di fatto il narratore descrive i fatti per come sono, senza troppe inclinazioni personali seppur troveremo la sua simpatia verso il personaggio di Alesa: il figlio pi\u00f9 piccolo. Nel complesso  l&#8217;autore riporta i dialoghi principali, ma senza mai commentare troppo nello specifico.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">10-Stile della narrazione<\/h2>\n\n\n\n<p>&nbsp;La narrazione di questo romanzo la definirei bilanciata, bilanciata in virt\u00f9 di mille pagine, perch\u00e9 seppur alcune sequenze siano pi\u00f9 ingombranti di altre non c&#8217;\u00e8 un vero corpo madre a comporre il libro, ci\u00f2 non significa che non esistano gerarchie di capitoli. Nel libro troviamo ampi dialoghi, seppur mai estremi, le descrizioni per un libro di una mole simile sono al minimo, ci sono diversi cenni biografici di alcuni personaggi e il commento del narratore \u00e8 quasi nullo. \u00c8 doveroso sottolineare, questa mancanza di sbilanciamento che, ad esempio possiamo ritrovare in delitto e castigo che, detiene alcuni dialoghi molto ampollosi o nell&#8217;Idiota in cui c&#8217;\u00e8 la totale mancanza di sequenze narrative, infatti il romanzo appare sempre fermo.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlando della sintassi si ritrova il classico stile Dostoevskiano: periodi brevi che si alternano a lunghe riflessioni , un uso ampissimo della punteggiatura e soprattutto uno stile non lineare, che pi\u00f9 avanti approfondiremo meglio.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">11- Contestualizzazione storica<\/h2>\n\n\n\n<p>Il romanzo \u00e8 ambientato alla fine del diciannovesimo secolo (1875-1880  circa), tutto il romanzo si sviluppa nella cittadina di Skotoprogonjevska e in un altro paesino vicino: Mokroe. Questi due province o paesi con il passare del tempo hanno cambiato nome, dunque rendono difficili le ricerche con i miei mezzi, ma ad ogni modo la loro ubicazione non dovrebbe essere troppo distante da Mosca.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">12- Ambientazioni della storia<\/h2>\n\n\n\n<p>Le ambientazioni sono tutte di carattere popolare, non troviamo i sontuosi palazzi nobiliari di Tolstoj, nel romanzo tutto appare come precario e misero, addirittura nelle case in cui l&#8217;indigenza viene a mancare, anzi, dove un certo lusso fa da padrone c&#8217;\u00e8 una certa omissione delle descrizioni. I luoghi principali del libro sono: la casa di Fedor Pavlovic, il monastero, la casa di Katerina Ivanovna, la casa di Gruscenka (Agrafena Aleksandrovna), la casa di Iljusa, la casa della Chochlakova, la sala da \u201cbaldoria\u201d di Mokroe e il tribunale del paese.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">13-Personaggi<\/h2>\n\n\n\n<p><strong>LA SCISSIONE DEI FRATELLI E E LA FIGURA DEL PADRE.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Senza alcun dubbio i personaggi: Dmitrij, Aleksey (Alesa), Ivan e Smerdjakov sono la scissione di Dostoevskij in tutta la sua interezza. Partendo da Fedor Pavlovic possiamo intuire che il personaggio sia perlomeno in parte la rappresentazione del padre di Dostoevskij: un uomo viziato dall&#8217;alcol che fu ucciso dai suoi stessi servi. Analizzandolo si nota un enorme egoismo e taccagneria. Seppur non abbia un indole cattiva si comporta come un mostro: il vizio dell&#8217;alcool lo comanda, gli piace fare baldoria senza freni, non si \u00e8 mai realmente preoccupato delle sue moglie e dei suoi figli, tant&#8217;\u00e8 che i figli in tenera et\u00e0 sono stati fatti crescere dal servo nella sua baracca. Per\u00f2 \u00e8 un uomo che riconosce d&#8217;essere uno scarafaggio e in virt\u00f9 di questo \u00e8 convinto che Dio con lui sar\u00e0 misericordioso.<\/p>\n\n\n\n<p>Dmitrij \u00e8 il fratello pi\u00f9 grande, al momento del romanzo ha 28 anni. Di fisico \u00e8 alto e possente, si vede a prima vista che ha un elevato vigore. Prima dei fatti era un ufficiale, un ufficiale che si \u00e8 dato ai vizi della vita; molto simile al padre. Infatti come lui \u00e8 dedito alle donne, all&#8217;alcool e alla baldoria. Non \u00e8 avaro, ma desidera molto denaro, infatti il suo tenore di vita \u00e8 molto alto. Ivan \u00e8 il fratello di&nbsp; mezzo, \u00e8 quello pi\u00f9 dotto tra i quattro, da suo padre viene definito come filosofo. Infatti ,in Ivan ritroviamo un uomo Europeo del XX secolo, ma questo tratto sar\u00e0 affrontato pi\u00f9 avanti. Ivan \u00e8 malato, ha problemi nervosi e passa la sua vita in molte citt\u00e0 differenti; parla poco e di solito \u00e8 provocatorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Smerdajakov \u00e8 nato da una donna che nemmeno pu\u00f2 essere definita tale (cos\u00ec \u00e8 scritto nel romanzo), c&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 che il padre biologico sia veramente Fedor Pavlovic, ma questo dettaglio in realt\u00e0 non \u00e8 rilevante, anche se interessante. Smerdajakov \u00e8 cresciuto interamente con i servi, non ha quasi  istruzione e una volta divenuto grande \u00e8 diventato servo pure lui. Ivan con le sue idee ha avuto una grande influenza sulla sua psiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Alesa \u00e8 il figlio pi\u00f9 piccolo, \u00e8 diverso dagli altri uomini, egli vuole diventare monaco. \u00c9 molto sensibile, pacato e intelligente; \u00e8 probabile che in vita sua non abbia mai biasimato nessuno. Anche per questo \u00e8 il preferito del padre. La figura da Alesa attira tutti i personaggi del romanzo, non \u00e8 mai capito a pieno da nessuno (neppure da se stesso), eppure tutti gli vogliono bene e quasi lo ammirano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>-IL RUOLO TRAGICO DELLE DONNE.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nei fratelli Karamazov i ruoli delle donne sono a dir poco stupefacenti: molte delle vicende ruotano intorno a loro, eppure i personaggi appaiono come di contorno. Andando per ordine troviamo la pi\u00f9 disgraziata di tutte:&nbsp; Katerina Ivanovna conosce Dimitrij in circostanze torbide, ella gli chiede del denaro per necessit\u00e0 e lui anche con poche finanze glielo rese senza troppi complimenti. Katerina \u00e8 attratta da Dimitrij. Addirittura vuole scendere a compromessi con la sua rivale:&nbsp; Gruscenka. Questa donna scompiglier\u00e0 totalmente padre e figlio; Gruscenka non \u00e8 di buona famiglia ma \u00e8 ricca , viene descritta come una di quelle bellezze particolari, che gi\u00e0 si sa che col tempo andr\u00e0 a perdere molto. Il suo animo \u00e8 afflitto ed umiliato, vuole un riscatto dalla vita e lo vede in Dimitrij. La Chochlakova e Lize sono rispettivamente madre e figlia, sono molto ricche e il marito della&nbsp; Chochlakova \u00e8 deceduto. In quella bella casa comandata da donne l&#8217;imperativo \u00e8 il turbamento psichico. Lize dapprima malata fisicamente ha delle fortissime crisi adolescenziali, nel romanzo sono portate all&#8217;estremo, quasi distorcono il personaggio, ma l&#8217;idea che ne viene fuori \u00e8 chiara. Sua madre invece \u00e8 in piena crisi di mezz&#8217;et\u00e0, \u00e8 sempre contro la figlia e strane idee morbose si impadroniscono di lei. Alesa per lei \u00e8 il suo angelo personale. Le figure di queste donne che vengono fuori fanno molto pensare il modo in cui l&#8217;autore considerasse il gentil sesso, tutto ci\u00f2 che traspare da loro non appare mai come positivo c&#8217;\u00e8 sempre una decadenza fortissima nel personaggio femminile (l&#8217;aspetto cos\u00ec decadente della donna verr\u00e0 completato pi\u00f9 avanti). Infine abbiamo le due ex-mogli di Fedor Pavlovic, di loro c&#8217;\u00e8 poco da dire: semplicemente delle disgraziate.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Kolia: la decadenza dell&#8217;uomo dell&#8217;avvenire<\/h3>\n\n\n\n<p>Il personaggio di Kolia ai fini della trama \u00e8 secondario, ma dentro di lui c&#8217;\u00e8 un significato potentissimo. Questo ragazzo di nemmeno 14 anni appare: intelligente, vispo, loquace, ben educato, istruito (relativamente alla sua et\u00e0), di bell&#8217;aspetto e schietto. Semplicemente: un socialista. Cos\u00ec a gran voce si rivela ad Alesa. Il modo in cui Dostoevskij ha scritto questo personaggio non fa trasparire minimamente un sentimento d&#8217;odio ma di piet\u00e0, di piet\u00e0 verso la direzione in cui le idee giovanili stavano prendendo il largo. Dostoevskij era assolutamente contro il socialismo che, al di l\u00e0 dell&#8217;idea puramente politica appartenente ad esso, rinnegava con le sue pi\u00f9 alte forze questa concezione di vita. Perch\u00e9, s\u00ec, il socialismo non \u00e8 solo una corrente politica ma \u00e8 una chiave di lettura del mondo, una chiave che apre porte fasulle, prive di stanze dopo di loro. Ma in sostanza qual \u00e8 il vero problema del socialismo per Dostoevskij? Per riassumere si potrebbe dire: la pi\u00f9 totale dimenticanza del senso della vita. Questo concetto lo affronter\u00f2 pi\u00f9 avanti con le giuste misure; per ora \u00e8 bene notare il fortissimo richiamo di Bazarov di Ivan Turgenv in Padri e figli. Bazarov e Kolia sono in pratica lo stesso personaggio, in Turgenv ritroviamo una figura pi\u00f9 estrema: Bazarov si annuncia come nichilista.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Ippolit e il senso patetico dell&#8217;uomo moderno<\/h3>\n\n\n\n<p>Ippolit fa trasalire per la pateticit\u00e0 che l&#8217;autore prova per l&#8217;uomo moderno. Egli \u00e8 il classico uomo dal pensiero limpido e cristallino. Abbraccia le nuove tendenze e da esse decreta il vero. Nel romanzo il suo compito \u00e8 quello di leggere l&#8217;enorme arringa verso Dimitrij; in quel singolo ma lunghissimo monologo appare per interezza tutto il suo pensiero e la sua mediocrit\u00e0. Critica la Russia con criterio socialista, fa il pi\u00f9 largo uso della psicologia spicciola e infine biasima, biasima quell&#8217;uomo che ha di fronte, egli non lo comprende per nulla, lo decreta come un idiota dentro di s\u00e9, ma ovviamente non lo esplicita. In questo personaggio ritroviamo un chiaro riferimento di Ippolit che compare nell&#8217; \u201cIdiota\u201d, entrambi sono tisici, compaiono poco nel romanzo, ma quando prendono parola la prolissit\u00e0 fa da padroni.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">I&nbsp; poveri scemi del libro<\/h3>\n\n\n\n<p>Ovviamente in questo romanzo non ci sono solo contrapposizioni ideologiche, c&#8217;\u00e8 pure la piattezza. Molti personaggi sono dei veri e proprio disgraziati, distrutti dalla loro societ\u00e0 e da loro stessi. Cito i pi\u00f9 importanti: i servi di Fedor Pavlovic, Iljusa e suo padre, i servi delle altre case.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Padre Zosima<\/h3>\n\n\n\n<p>Padre Zosima \u00e8 uno starec (ruolo del mistico ortodosso, non per forza per essere starec \u00e8 necessario essere monaci), \u00e8 lo spirito guida di Alesa, di fronte a lui prova la beatitudine, semplicemente \u00e8 il suo idolo. Ma come tutti gli idoli ad un certo punto si frantuma e per Alesa sar\u00e0 causa di enormi turbamenti. Pi\u00f9 avanti affronter\u00f2 la figura dell&#8217;idolo<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">14- Tematiche emergenti<\/h2>\n\n\n\n<p>Le tematiche che emergono fuori sono molto ampie, la prima la pi\u00f9 evidente \u00e8 il denaro. Esso manovra il padre e Dimitrij, anche se in maniera differente. Il padre, come noi moderni, dal denaro ne ricava sicurezza, esso lo desidera non tanto per spenderlo ma per possederlo. Mentre per Dimitrij \u00e8 l&#8217;inverso, lui ha bisogno del denaro per sperperarlo, deve fare baldoria, in essa c&#8217;\u00e8 tutta la sintesi della sua essenza. Dunque il denaro riesce a separare un padre da un figlio. <\/p>\n\n\n\n<p>Un altro tema \u00e8 la disgrazia esistenziale di questi quattro fratelli, l&#8217;unico \u00e8 Alesa che non si salva per se stesso, ma come Cristo \u00e8 felice e soddisfatto delle sue scelte, ma anche qui ci ritorneremo avanti pi\u00f9 tardi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">15-Il messaggio dell&#8217;autore<\/h2>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che appare chiaro \u00e8 il preludio del nuovo tipo d&#8217;uomo che verr\u00e0, un uomo soggiogato, soggiogato come gli uomini prima di lui, ma con la differenza che il giogo questa volta \u00e8 il nulla. Appare strano pensarlo, il cristianesimo perde di significato, o meglio, Dio perde di significato; poich\u00e9 l&#8217;essenza cristiano e socialista \u00e8 la stessa. Dunque c&#8217;\u00e8 una sorta di cristianesimo senza Dio, ma ancora non \u00e8 sufficiente, entra in gioco la scienza che, attraverso il suo metodo:&nbsp;soggioga tutti gli uomini moderni <em>(\u201cLa scienza e la tecnica sono la mera assicurazione senza scopo\u201dM. Heiddeger; Oltrepassando la metafisica),<\/em> nessuno escluso; il non conformarsi a questo super-ente (pi\u00f9 avanti il termine sar\u00e0 meglio spiegato) significa subire un esclusione sociale, e l&#8217;uomo da \u201canimale\u201d fisiologicamente socievole com&#8217;\u00e8 non riesce a non farne meno.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque questa \u00e8 la visione dell&#8217;uomo moderno, la sua problematicit\u00e0 non \u00e8 subito tangibile, ma attraverso certe indagini esce fuori. Qual \u00e8 il senso dell&#8217;uomo moderno? Quale scopo esso persegue? Qui l&#8217;escatologia non riesce a venire fuori, c&#8217;\u00e8 un forte senso di vuoto; se non altro questa tendenza socio-culturale riesce a porre le domande sbagliate, che attraverso quelle, certi problemi nemmeno appaiono. Noi vogliamo il perch\u00e9 delle cose, ma il senso di queste cose dove lo abbiamo lasciato? Attraverso la matematica concezione della causa ed effetto il nostro sguardo non mette a fuoco l&#8217;essenza dell&#8217;ente. L&#8217;errare tra gli enti \u00e8 il nostro vizio, ed una volta che gli enti sono terminati cosa rimane? Il ni-ente. La \u201cfavola\u201d ci ha soggiogato:<em>\u201cNon pretendere di determinare l&#8217;ente attraverso un riferimento derivato da un altro ente, quasi che l&#8217;essere avesse il carattere dell&#8217;ente. (M Heiddeger Essere e tempo). <\/em>La radice del problema \u00e8 in sostanza una visione distorta delle gerarchie; ma di questo parleremo nel prossimo capitolo finale, che tenter\u00e0 di spiegare almeno in parte ci\u00f2 che non ho concluso prima.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">16- LE INTERPRETAZIONI DI QUESTO ROMANZO<\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Dostoevskij raccontava favole?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La domanda posta in questo modo fa quasi ridere, ovviamente per favola intendo il significato indicato sopra. La questione \u00e8 complessa: Dostoevskij non ha raccontato favole, non ha errato tra gli enti, anzi ha sempre criticato questo metodo da quella maledetta vigilia di natale del 1849. Ma che cosa significa errare tra gli enti? \u00c9 il non rispettare la giusta gerarchia: piano ontico e piano ontologico (li voglio visualizzare come delle aree per poter rendere pi\u00f9 forte il significato, anche se il termine corretto \u00e8 dimensione&#8230;). Il piano ontico per sua concezione \u00e8 subordinato al piano ontologico, infatti nell&#8217;area ontica ci si limita alla specificit\u00e0 dell&#8217;ente, mentre in quello ontologico sull&#8217;essere; sempre quel essere che entifica l&#8217;ente. Dunque, noi moderni attraverso la nostra cultura socio-scientifica con radice cristiana siamo delimitati alla pura e mera visione dell&#8217;ente. Partiamo dalle fondamenta: il cristianesimo nella storia ha tentato d&#8217;oggettivizzare l&#8217;essere, definendolo Dio. Abbiamo deciso di dare il ruolo all&#8217;entificazione a qualcosa, ma dando questo ruolo a qualcosa, esso \u00e8 concepito come un ente, \u00e8 come dire che l&#8217;essere sia in virt\u00f9 dell&#8217;ente; questo \u00e8 il problema del mancato rispetto della gerarchia. Con questo primo ma gigantesco \u201cerrore\u201d, siamo riusciti poi ad oggettivizzare il mondo attraverso <em>l&#8217;adequatio rei et intellectus, <\/em>ergo: scienza. Se perlomeno Dio era di concezione astratta, come quindi quell&#8217;ente dal potere \u201cspeciale\u201d che ha influenza su altri enti definito come super-ente, adesso il nostro super-ente \u00e8 spogliato da quel \u201csuper\u201d e rimane ente mascherato da super-ente. Infatti la nostra concezione di vita \u00e8 totalmente subordinata dal metodo scientifico che, svolgendo il suo compito egregiamente quasi riesce a rispondere alle pi\u00f9 alte domande esistenziali. Per\u00f2 in quel quasi \u00e8 racchiuso l&#8217;intero abisso ascoso del campo ontologico: a dare la cause siamo stati bravi, a dare un senso un po&#8217; di meno. Per motivi divulgativi per\u00f2 \u00e8 bene pure precisare che la prima distorsione dell&#8217;essere non fu cristiana, ma dalla grecit\u00e0 scolastica. Il primo a dire che l&#8217;essere fosse un idea fu Platone, definendo l&#8217;essere come idea lo ha travisato, lo ha reso un ente. Poi la storiografia da questa concezione si \u00e8 sviluppata. Ma chi era il maestro di Platone? Fu Socrate, e io invito a revisionare quel personaggio; grandi eruditi ne hanno descritto la sua problematicit\u00e0 e corruzione primordiale. Per corruzione primordiale faccio riferimento a quel famoso <em>\u201cconosci te stesso\u201d <\/em>che non ha per nulla un sapore Greco, ma moderno&#8230; Per non incappare d&#8217;andare fuori tema mi fermo qui, ma la questione \u00e8 molto pi\u00f9 ampia; per gli interessati consiglio il capitolo: Il problema di Socrate, Il crepuscolo degli idoli di W. F. Nietzsche. Tornando al discorso se Dostoevskij raccontasse favole o meno abbiamo capito che non rientra nel piano ontico, questo suo tratto lo spiegher\u00f2 nel prossimo sotto-paragrafo. La sua concezione di vita appare diversa da noi moderni, la sua psicologia \u00e8 acuta e molto fresca per quell&#8217;epoca, ma oltre questo Dostoevskij \u00e8 un inattuale. Un inattuale a modo suo, poich\u00e9 la sua inattualit\u00e0 ha molti problemi. Ma per essere degli inattuali \u00e8 necessario essere o filosofi o folli. Dostoevskij era forse un filosofo?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dostoevskij era un filosofo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Aprendo il pi\u00f9 blando dei siti ci appare come tale, ma dal mio canto echeggio un sonoro No! Come abbiamo detto prima egli non era sul piano ontico e dunque per suo effetto si dovrebbe trovare in quello ontologico; in quel piano in cui si INDAGA sull&#8217;essere e non sull&#8217;ente, ma Dostoevskij nemmeno per sbaglio ha fatto qualcosa del genere, \u00e8 come se si fosse ritrovato, smarrito a met\u00e0 di queste due aree molto specifiche. Io ho voluto definirlo come \u201cpunto di mezzo\u201d: quell&#8217;area nebbiosa tra il piano ontico e quello ontologico. Se in quest&#8217;ultimi due c&#8217;\u00e8 una linea guida che traccia l&#8217;andare del pensiero, nel punto di mezzo c&#8217;\u00e8 solamente una fitta nebbia che non fa rivelare nulla, ma anzi, essa distorce, essa illude. Poich\u00e9 una volta entrati l\u00ec dentro non \u00e8 rimasto altro che l&#8217;illusione, qual era l&#8217;illusione di Dostoevskij? Il suo concetto di cristianesimo che, attraverso Alesa riesce a delinearsi un minimo, esso non \u00e8 di facile comprensione, non perch\u00e9 sia di estrema complessit\u00e0 o qualcos&#8217;altro, ma \u00e8 l&#8217;interpretazione personale dell&#8217;ipotetica futura alba&#8230; (a breve il discorso su Alesa sar\u00e0 ampliato). Adesso desidero per\u00f2 spiegare chi \u00e8 il vero filosofo, perch\u00e9 \u00e8 un termine a mio parere usato sconsideratamente. Il fatto di pensare ad una determinata cosa con un certo criterio non ti rende tale, il filosofo \u00e8 colui che riesce ad indagare sull&#8217;essere (piano ontologico), privo dall&#8217;ausilio d&#8217;ogni tipo di scienza e di logicit\u00e0 classica, altrimenti si \u00e8 sul piano ontico. Con questa concezione si dovrebbe rivalutare la storiografia della filosofia, ma questa visione la lascerei solamente agli addetti ai lavori. Agli occhi di un vero filosofo l&#8217;amore per il pensiero non ti rende uguale a lui, non esiste alcuna filantropia o uso nel mondo filosofico \u201c<em>Ahim\u00e8, chi conosce il cuore umano sa quanto anche l&#8217;amore migliore e pi\u00f9 profondo, sia povero, sprovveduto, arrogante, fallace, pi\u00f9 distruttore che salvatore. <\/em>Al di l\u00e0 del bene e del male F. W. Nietzsche.\u201d<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il problematico weltanschauung Dostoevskiano<\/h3>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 probabilmente la parte pi\u00f9 delicata di tutte, queste sono interpretazioni personali che per\u00f2 non vedo come potrebbero essere dissentite in qualsiasi modo. La concezione della vita di Dostoevskij che appare in questa sua ultima opera \u00e8 spaventosamente ingarbugliata, perch\u00e9 in un angolo troviamo la decadenza moderna di Ivan e Smerdjakov, in un altro punto c&#8217;\u00e8 la particolare cristianit\u00e0 di Alesa e infine c&#8217;\u00e8 la spregiudicatezza di Dimitrij. Com&#8217;\u00e8 possibile che tutte queste divergenze convivano dentro la stessa persona? Andando contro corrente prover\u00f2 a dargli un senso, senza guardare molto la causa. Per motivi pratici partirei con Dimitrij. Egli lo si pu\u00f2 sintetizzare come l&#8217;orgasmo per Dioniso, \u00e8 il suo pi\u00f9 grande discepolo; Dimitrij alla vita dice s\u00ec! Egli ha la peculiarit\u00e0 d&#8217;essere in grado d&#8217;accogliere il l\u00f2gos<em>,<\/em> egli non conosce se stesso, abbraccia ci\u00f2 che \u00e8. Questa \u00e8 la grecit\u00e0 di Dostoevskij, \u00e8 quella grecit\u00e0 pre-socratica inattuale che, nel nostro mondo non riesce a trovare spazio. Infatti Dimitrij \u00e8 sempre definito come un poco di buono, \u00e8 diverso dalla massa soggiogata; Dimitrij non \u00e8 cristiano: \u00e8 Greco, egli venera Dioniso. Da questa scelta \u201creligiosa\u201d possiamo osservare il ruolo della donna: egli non cerca la salvezza dalle donne, ma la pienezza, il poter dir di s\u00ec al suo io, \u00e8 l&#8217;antitesi della castrazione metaforica cristiana. La donna vista come salvezza per gli uomini pu\u00f2 essere tale solo in presenza d&#8217;una radicale decadenza, prendiamo per esempio Raskol Nikov di Delitto e castigo, egli \u00e8 soggiogato da quel fantomatico ente travestito da super-ente che prima ho spiegato, da questa soggiogazione ne \u00e8 uscito come lo schiavo degli schiavi e quando era al suo limite massimo egli dove ha trovato conforto? Nella povera Sonja: una disgraziata ragazza costretta a prostituirsi per mantenere la famiglia. Dalla mia visione questo \u00e8 l&#8217;acuito della decadenza; ma il vero problema non \u00e8 questo&#8230; Il fatto \u00e8 che noi moderni in quel Raskol Nikov ci riconosciamo, ci sentiamo affini a lui, noi appoggiamo le sue idee, sono giuste&#8230; quasi lo veneriamo e Dostoevskij, mentre ideava questo personaggio, ha speso anima e corpo nel renderlo cos\u00ec affine a noi , poich\u00e9 lui non ha lavorato in prima persona, ha dovuto usare il cannocchiale per creare un essere cos\u00ec distante da lui. Se Dostoevskij in Raskol Nikov ha voluto descrivere lo specchio della decadenza, della soggiogazione, perch\u00e9 noi ammiriamo molto quell&#8217;exstudente di giurisprudenza?&nbsp; E ora un altra domanda, in quanti di voi si riconoscono in Dimitrij?<\/p>\n\n\n\n<p>Ahim\u00e8 nessuno&#8230; altrimenti questo articolo nemmeno lo stareste leggendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo andare vagabondando senza un sentiero preciso dove porta? Egli va alla ricerca dell&#8217;alba, dell&#8217;alba che fu&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre per restare vicini a Raskol Nikov ora parliamo di Smerdjakov: in sostanza sono lo stesso personaggio. La loro gigantesca differenza \u00e8 il lato estetico che, Dostoevskij in delitto e castigo ha scolpito a meraviglia il tormento e inquietudine del protagonista, mentre nei fratelli Karamazov Smerdjakov non piace per nulla al lettore, la sua caratterizzazione \u00e8 fatta per creare repulsione, e sinceramente ci riesce molto bene. Allora perch\u00e9 Raskol Nikov piace e Smerdjakov no? \u00c8 tutta colpa di quella estrema caratterizzazione d&#8217;ogni minimo turbamento dell&#8217;ex-studente, perch\u00e9 sono quegli stessi turbamenti che pi\u00f9 o meno tutti proviamo. Nel povero Smerdjakov queste descrizioni non vengono fatte, ma ci\u00f2 non significa che egli non li abbia provati; andando ad analizzarli ritroviamo molte somiglianze: entrambi sono soggiogati da un idea che non gli da pace, uccidono uno \u201cscarafaggio\u201d sia in virt\u00f9 di questa idea e in secondo luogo, come accessorio, per il denaro, l&#8217;et\u00e0 \u00e8 molto simile, le condizioni di vita pure, e in fine c&#8217;\u00e8 la follia dopo il delitto, Smerdjakov trova la salvezza attraverso il suicidio questo gesto sorprendente rivela la sua natura cos\u00ec estrema, inoltre \u00e8 curioso notare che nelle sue prime descrizioni ci sono i tipici tratti dello psicopatico.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque io, in Smerdjakov e in Raskol Nikov, ritrovo quei tratti dei pensatori della notte che sar\u00e0, il loro pensiero si basa sulla logica del fare, come se la loro \u201cfilosofia\u201d si potesse basare su radice empirica in prima persona. Un termine moderno per loro due \u00e8: nichilisti attivi; nella nostra societ\u00e0 essi trovano il giusto posto, non c&#8217;\u00e8 ne sono molti, ma essi valgono per molti pi\u00f9 uomini. Attraverso le loro idee ed azioni porteranno a termine la fase crepuscolare in cui noi occidentali ormai da tempo viviamo, loro porteranno la notte&#8230; e poi che sar\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>Ora \u00e8 il turno di Ivan, egli a detta del padre \u00e8 un filosofo, se non altro \u00e8 quello pi\u00f9 erudito della famiglia, ma allo stesso tempo \u00e8 quello che ne soffre di pi\u00f9. In Ivan ritroviamo per interezza l&#8217;uomo europeo del ventesimo secolo, le sue idee lo hanno soggiogato e a sua volta lui soggioga altre persone con le proprie, egli per\u00f2 in pratica non le metter\u00e0 mai, \u00e8 pi\u00f9 uno spettatore che ha un influenza passiva molto forte. Nel suo far nulla fa molto. In linea generale si pone diverse domande esistenziali: la pi\u00f9 fondamentale \u00e8 l&#8217;esistenza o l&#8217;inesistenza di Dio oppure se l&#8217;uomo \u00e8 davvero libero; da queste domande si capisce concretamente che lui non \u00e8 per nulla un filosofo, esse sono mal poste, chiedendosi ci\u00f2 a gi\u00e0 detto di no alla vita, per come essa \u00e8. Come sempre Heiddeger corre ad aiutarci: (<em>\u201cIl colpo pi\u00f9 duro contro Dio non consiste nel ritenerlo conoscibile, nel provare l&#8217;indimostrabilit\u00e0 della sua esistenza, ma nell&#8217;innalzarlo a supremo valore\u201d<\/em>). Come al solito c&#8217;\u00e8 la mancanza del rispetto delle gerarchie in tutto ci\u00f2, Ivan erra sguazzando in mezzo agli enti, perch\u00e9: dov&#8217;\u00e8 la differenza nel sapere che io sia libero o meno, in che modo questa concezione cambia la mia vita? In tutta questa condizione Ivan si ammala piuttosto gravemente, diventa schizofrenico, il \u201cdiavolo\u201d in persona gli appare e conversa con lui. Qui il significato \u00e8 chiarissimo, Dostoevskij attraverso Ivan grida: diventate pure come lui! Seguite la strada delle idee \u201cgiuste\u201d e poi vedrete come finirete.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Adesso \u00e8 doveroso chiarire che cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0, essa ha sicuramente assunto la sembianza dell&#8217;<em>adaequatio, <\/em>ma in essa c&#8217;\u00e8 tutto il limite per indagare sull&#8217;essere, non \u00e8 dunque meglio e conveniente intendere la verit\u00e0 come <em>al\u00e8theia, <\/em>comerivelazione, come la non-ascosit\u00e0? Ma questa \u00e8 un altra questione che \u00e8 sicuramente d&#8217;approfondire in futuro&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Comunque \u00e8 bene ricordare come dice Nietzsche: (<em>\u201cCome potrebbe qualcosa nascere dal suo contrario? Per esempio la verit\u00e0 dall&#8217;errore? O la volont\u00e0 di verit\u00e0 dalla volont\u00e0 di illusioni? O l&#8217;azione dal proprio tornaconto? Al di l\u00e0 del bene e del male\u201d<\/em>) e tanto per rincarare la dose: (<em>\u201cNon \u00e8 pi\u00f9 che un pregiudizio morale, che la verit\u00e0 abbia pi\u00f9 valore dell&#8217;illusione: \u00e8 addirittura l&#8217;ipotesi peggio dimostrata al mondo\u201d Al di l\u00e0 del bene e del male).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ad ogni modo in Ivan si ritrova un fortissimo spirito filantropico, tutte le sue idee in fondo sono subordinate da un certo tipo di bene, da questo fatto per\u00f2 \u00e8 simpatico vedere che le sue idee non portano al bene, ma solo pene e nulla pi\u00f9. Come se in tutto in tutto ci\u00f2 il compito filosofico di mettere a disposizione un certo tipo di ragionamento venga a mancare, quindi \u00e8 Ivan a mettere male in pratica il compito filosofico di trasmettere un idea per un certo tipo di benessere comune, oppure \u00e8 sbagliato credere che la filosofia a priori abbia un certo tipo di compito.<\/p>\n\n\n\n<p>Heiddeger dice:<em> (\u201c\u00e8 quanto mai esatto e perfettamente giusto dire che -la filosofia non serve a nulla-. L&#8217;errore \u00e8 soltanto di credere che, con questo, ogni giudizio sulla filosofia sia concluso. In realt\u00e0 resta ancora da fare una piccola aggiunta sotto forma di domanda: se cio\u00e8, posto che noi non possiamo farcene nulla, non sia piuttosto la filosofia in ultima analisi \u00e8 in grado di fare qualcosa di noi, se appena c&#8217;impegniamo in essa.\u201d)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Con questa errata linea di pensiero troviamo il tramontare dell&#8217;uomo, la sua decadenza. Con questo nostro fare simile a Ivan siamo nel tramonto (quasi alla notte grazie a Smerdjakov). Guardate dove tramonta il sole. Non \u00e8 forse un caso che noi ci definiamo come tipo di mentalit\u00e0 occidentali? Per concludere ora tocca ad Alesa, sicuramente chi ha letto per intero il libro si \u00e8 reso conto della sua particolarit\u00e0, quasi come se fosse estraneo dalla \u201cvita vera\u201d, ma infatti, lui come Dimitrij sono gli estranei del crepuscolo, se Dimitrij \u00e8 l&#8217;alba che fu, Alesa \u00e8 l&#8217;ipotetica alba che sar\u00e0 per Dostoevskij. C&#8217;\u00e8 da dire che non esiste una probabilit\u00e0 matematica di questa futura alba, poich\u00e9 l&#8217;alba che fu, \u00e8 esistita, ne abbiamo la testimonianza storica, nel tramonto ci siamo ora e la notte volente o dolente dovr\u00e0 sopraggiungere prima o poi. Quindi dire a priori come sar\u00e0 la futura alba per il pensiero umano \u00e8 impossibile, per\u00f2 ognuno di noi attraverso i propri strumenti pu\u00f2 dire la sua.<\/p>\n\n\n\n<p>Dostoevskij, con Alesa fa tutto ci\u00f2; Alesa vive il Cristo in una maniera speciale, egli crede in Dio, ma se anche venisse alla scoperta della sua inesistenza per lui non cambierebbe nulla. Qui per\u00f2 non dobbiamo confonderci con quel cristianesimo laicizzato che prima spiegavo, perch\u00e9 non ha nulla a che vedere con la religiosit\u00e0 di Alesa. Il cristianesimo di Alesa ha la peculiarit\u00e0 di riuscir a dire di s\u00ec, cosa che storicamente il cristianesimo per come lo concepiamo non ha minimamente fatto. Ma allora perch\u00e9 quello di Alesa dice di s\u00ec e il nostro urla il no alla vita. Semplicemente Alesa come suo fratello \u00e8 guidato dal l\u00f3gos, rispetta la gerarchia degli enti rispetto all&#8217;essere e da esso ne trae fuori le sue ragioni di vita, che esse non sono predefinite per ogni uomo che abbraccia ci\u00f2 che \u00e8, ma sono frutto del suo ambiente e della sua esistenza (<em>\u201cl&#8217;esistenza previene l&#8217;essenza\u201d <\/em>Jean-Paul Satre). Attraverso Alesa ritroviamo in Dostoevskij un fortissimo carattere esistenziale che non deriva da alcuna logicit\u00e0, ma \u00e8 la sua fisiologia che la vita a sua volta gli ha impresso. Questo carattere esistenziale molte persone non possono possederlo, poich\u00e9 si sviluppa in situazioni limite. Un esempio poco ortodosso che voglio fare \u00e8 Pietro Pacciani. Esso \u00e8 diventato famoso per essere il presunto mostro di Firenze. Egli davanti alla corte d&#8217;assise imputato di molteplici omicidi legge una poesia scritta da lui: (<em>\u201cSe ni&#8217;mondo esistesse un po&#8217;di bene e ognun si considerasse suo fratello, ci sarebbe meno pensieri e meno pene e il mondo ne sarebbe assai pi\u00f9 bello\u201d)<\/em>. Ovviamente a prima vista non pu\u00f2 non sopraggiungere una certa ilarit\u00e0, per\u00f2 voglio far notare che questi versi sono stati scritti da un uomo semi-analfabeta in un contesto difficilissimo della sua vita, sempre questi versi sintetizzano, seppur in maniera bambinesca il pensiero di Alesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Dostoevskij pur idolatrando Alesa ha inserito nel romanzo la sua totale inefficienza alla vita pratica. Alesa \u00e8 l&#8217;idolo di Dostoevskij e padre Zosima \u00e8 l&#8217;idolo di Alesa, ma come tutti i presunti idoli terrestri rivelano la loro mancata idealizzazione. Di fatto quando padre Zosima muore dopo qualche ora il suo corpo emana un tanfo fuori dal comune, la salma del santo dopo la morte non dovrebbe puzzare, qui non c&#8217;entra la questione di fede, \u00e8 un fatto quasi scientifico. I monaci che vivevano negli eremi conducevano una vita di stenti, la penitenza era all&#8217;ordine del giorno; molti monaci avevano corpi emaciati per la privazione del nutrimento. Per essere santo questa pratica doveva essere portata al limite e come \u00e8 giusto pensare: come fa un corpo quasi privo di carne a emanare una puzza simile dopo qualche misera ora? (nel libro fanno notare che il primo accenno di puzza \u00e8 sopraggiunto in un tempo assai breve. Nemmeno una salma \u201cnormale\u201d avrebbe potuto fare di meglio)<\/p>\n\n\n\n<p>I monaci quasi entusiasti (non tutti) hanno la conferma che nelle sedute private con le signore il buon padre Zosima accettasse i loro doni culinari, cosa assolutamente sconveniente per quel tipo di monaco.<\/p>\n\n\n\n<p>Alesa da questo fatto ne esce sconvolto, si rende conto di questa inesistenza degli idoli, ciononostante continua per la sua via, consapevole che magari \u201cpure Dio pecca\u201d, tutto ci\u00f2 non cambia la sua vita; egli \u00e8 un vero uomo di fede: ha fede in se stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec fa Dostoevskij, paro paro ad Alesa; mi chiedo soltanto: perch\u00e9 Dostoevskij ha aspettato l&#8217;ultimissimo periodo della sua vita per sfornare un personaggio simile?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Alesa non \u00e8 un uomo del nostro tempo, \u00e8 tra noi come Cristo: non condivide il tipo d&#8217;esistenza attuale, per\u00f2 non la biasima. Egli pone un seme sulla terra e con la pazienza di un vecchio contadino attende, attende l&#8217;ipotetica alba che sar\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Oltre il senso, la causa<\/h3>\n\n\n\n<p>Per rendere il lavoro pi\u00f9 completo immagino che oltre il senso del weltanschauung Dostoevskiano anche cause di esso potrebbero essere interessanti. Partiamo con la sua parte moderna (Ivan e Smerdjakov): Dostoevskij in giovane et\u00e0 prese parte a dei gruppi segreti di stampo socialistico terroristico. Le idee che circolavano in quei luoghi, lo hanno sicuramente condizionato a vita, non perch\u00e9 ha subito un lavaggio del cervello o simile, perch\u00e9 il mondo (in modo meno particolare in Russia per\u00f2) stava cambiando verso quelle stesse idee che giravano in quei circoli. Di fatto alcune delle tesi che venivano mostrate in quei luoghi segreti erano la normalit\u00e0 in altri paesi, o perlomeno l&#8217;andazzo di certi paesi era verso quelle tematiche. Nell&#8217;impero Russo queste pratiche espositive di tesi o addirittura il metterle in pratica ove fosse possibile, erano assolutamente illegali, le pene erano molto severe. Ad ogni modo Dostoevskij oltre che a prendere parte a questi circoli appoggiava queste idee, in esse ci credeva e questo \u00e8 un dato di fatto. Poi la sua vita lo ha portato a tornare indietro sui suoi passi.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti nel 1849 viene arrestato, dopo qualche mese di prigionia in una casa matta viene emessa la sua sentenza: fucilazione. La vigila di natale viene portato in piazza per essere ucciso, bacia il crocifisso, si pente davanti a Dio e la condanna di morte attraverso la grazia dello Zar viene tramutata in quattro anni di bagno penale. Il miracolo divino non c&#8217;entra, era uso dei soldati fare questi scherzi con i prigionieri, per\u00f2 voi altri nei panni di Dostoevskij dopo aver baciato il crocifisso ed esser stati salvati da una provvidenza dalle parvenze divine, la vostra vita avrebbe ricevuto un qualche influsso verso la religiosit\u00e0 cristiana? Per di pi\u00f9 nel periodo della prigionia in Siberia l&#8217;unico libro da leggere per Dostoevskij era la bibbia; con tutte queste circostanze \u00e8 inevitabile che per lui la figura del Cristo assumesse una nuova forma, essa col tempo si \u00e8 tramutata fino ad essere l&#8217;Alesa che noi conosciamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre il riscontro che abbiamo con Dimitrij \u00e8 l&#8217;assoluta dipendenza per la roulette di Dostoevskij, in Russia non era possibile giocarci, quindi per essa ha girato alcuni paesi dell&#8217;Europa. Quel dannato gioco lo ha praticamente rovinato, si \u00e8 indebitato pi\u00f9 volte fino al collo. Ha dovuto scrivere alcuni libri con i creditori alle costole(l&#8217;esempio pi\u00f9 tangibile: il giocatore; dove in parte racconta la sua esperienza). Dostoevskij mentre giocava perdeva ogni lucidit\u00e0 di se stesso, non ragionava pi\u00f9 come un uomo razionale, l&#8217;impulso lo guidava fino alla disgrazia. Io in tutto ci\u00f2 non posso far altre che rivedere l&#8217;interezza di Dimitrij.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;unione di queste caratteristiche che di solito possiamo difficilmente ritrovare in un solo uomo Dostoevskij le ha tutte, \u00e8 per questo che ha una poliedricit\u00e0 interna cos\u00ec vasta. Ed \u00e8 sempre per questo che \u00e8 diventato un grande letterato (anche grazie ai suoi studi e la passione, ma questi sono dettagli secondari).<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque egli non era un filosofo, nemmeno un poeta, il suo stile lo dimostra: non c&#8217;\u00e8 la minima traccia di ricerca della parola, questa sua caratteristica la voglio attribuire al suo passato da socialista. Attraverso la pratica oggettivizzante di tutta la sfera culturale socialista, \u00e8 come se in Dostoevskij questa oggettivazione si sia impressa solo nella ricerca della parola. In essa manca la pratica di custodire la manifestivit\u00e0 dell&#8217;essere; ma tutto ci\u00f2 non \u00e8 sorprendente: come dissi gi\u00e0 prima, Dostoevskij non \u00e8 riuscito a fare quel salto metaforico verso il piano ontologico. Dunque per sua concezione questa ricerca della parola non \u00e8 possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>In estrema conclusione \u00e8 simpatico notare che Nabokov diceva che lo stile di Dostoevskij \u00e8 molto simile a quello di un mediocre giornalista, inoltre lo criticava per le sue prostitute troppo spirituali e per gli assassini troppo sensibili. Credo che in queste semplici frasi ci sia tutta la vera problematicit\u00e0 dell&#8217;autore che, se letto da teste poco fini possa renderlo piatto o ancor peggio lo si possa travisare per ci\u00f2 che non \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>RICCARDO RICCIARINI<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Bibliografia<\/h2>\n\n\n\n<p>-I Fratelli Karamazov (Dostoevskij)<\/p>\n\n\n\n<p>-Delitto e castigo (Dostoevskij)<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>L&#8217;idiota (Dostoevskij)<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>-Fedor Dostoevskij Lettere (Alice Farina, Giulia De Florio, Elena Freda Piredda) -Padri e Figli (Turgenv)<\/p>\n\n\n\n<p>-Il crepuscolo degli idoli (Nietzsche)<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Al di l\u00e0 del bene e del male (Nietzsche)<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>-Il tramonto dell&#8217;Occidente (Galimberti)<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Sitografia<\/h2>\n\n\n\n<p>-Wikipedia<\/p>\n\n\n\n<p>di Riccardo Ricciarini<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Riccardo Ricciarini SCHEDA DEL LIBRO 1-Autore &nbsp;F\u00ebdor Dostoevskij 2-Titolo &nbsp;I fratelli Karamazov 3- Editore I grandi romanzi BUR, prima edizione 1998, ristampa 2006 4-Pagine &nbsp;1043 pagine 5- Genere Romanzo 6-Motivazione della scelta &nbsp;I Fratelli Karamazov era l&#8217;ultima grande opera di Dostoevskij che non avevo ancora letto. 7-<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":4099,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"episode_type":"","audio_file":"","cover_image":"","cover_image_id":"","duration":"","filesize":"","date_recorded":"","explicit":"","block":"","itunes_episode_number":"","itunes_title":"","itunes_season_number":"","itunes_episode_type":"","filesize_raw":"","footnotes":""},"categories":[184,1],"tags":[],"class_list":["post-3977","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-numero-1-202122","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3977"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3977"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3977\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4098,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3977\/revisions\/4098"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4099"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3977"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3977"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3977"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}