{"id":3293,"date":"2021-05-17T14:10:00","date_gmt":"2021-05-17T12:10:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/?p=3293"},"modified":"2021-05-17T16:24:51","modified_gmt":"2021-05-17T14:24:51","slug":"linsostenibilita-degli-allevamenti-intensivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/2021\/05\/17\/linsostenibilita-degli-allevamenti-intensivi\/","title":{"rendered":"L&#8217;insostenibilit\u00e0 degli allevamenti intensivi"},"content":{"rendered":"\n<p>Scritto da Nappini Martina e Kamenova Vanessa<\/p>\n\n\n\n<p>In questo articolo vi parleremo brevemente degli allevamenti intensivi e di alcuni problemi da essi derivanti e ti forniremo parte della soluzione al problema. Vi consigliamo di arrivare a fine articolo e non perdervi nessuna importante e attuale informazione. Inoltre, durante questo articolo non ti mostreremo nessun tipo di video in cui ti saranno mostrate immagini raccapriccianti ma ci limiteremo solamente a raccontarti quella che \u00e8 la verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine-1111.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3446\" width=\"337\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine-1111.jpg 461w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine-1111-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 337px) 100vw, 337px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Innanzitutto cerchiamo di capire che cos\u2019\u00e8 con\nesattezza un allevamento intensivo. Gli allevamenti intensivi sono industrie\nzootecniche che si occupano di far crescere e riprodurre animali a scopo\nalimentare. Un allevamento intensivo altro non \u00e8 che l\u2019estrema meccanizzazione\ne industrializzazione dei processi di allevamento pi\u00f9 classici e tradizionali.\nLa finalit\u00e0 \u00e8 quella di abbassare i costi di produzione di un bene sempre pi\u00f9\nrichiesto: la carne.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbattere i costi di produzione e gestione, tuttavia,\nha un\u2019importante e drammatica conseguenza: il confinamento degli animali in\nspazi ristretti e insufficienti alle necessit\u00e0 dei capi di bestiame. Le\nindustrie zootecniche hanno poco a che vedere con l\u2019immagine che ognuno di noi\nha della fattoria classica: gli allevamenti intensivi sono infatti progettati\nper ottenere il massimo rendimento al minor costo possibile. Spazi\nsovraffollati, luce artificiale (o assenza di illuminazione), gabbie,\npossibilit\u00e0 minima (se non inesistente) di movimento e abuso di medicinali e\nantibiotici (per contrastare l\u2019insorgenza di continue patologie), sono le\ncaratteristiche principali di questa contemporanea modalit\u00e0 di allevamento\ndegli animali. Gli allevamenti intensivi sono dei veri e propri campi di\nconcentramento.<\/p>\n\n\n\n<p>In genere quando si affronta questo\nargomento si \u00e8 soliti principalmente a parlare e a porre sotto accusa gli\nallevamenti intensivi cinesi e statunitensi, ma fate attenzione perch\u00e9 in\nItalia molti allevamenti si nascondono dietro la presunta qualit\u00e0 del made in\nItaly: \u00e8 opinione diffusa, infatti, che sulla nostra penisola gli animali\nvengano allevati come un tempo. I fatti, tuttavia, ci suggeriscono il\ncontrario: secondo i dati Istat aggiornati a dicembre 2019 nel nostro paese\nvengono allevati 40 milioni di polli, 8 milioni di suini, 7 milioni di ovini, 6\nmilioni di bovini e 1 milione di caprini. L\u2019ultima ricerca di Greenpeace sul\nlegame tra allevamenti intensivi e inquinamento atmosferico, poi, non fa che\nconfermare i dati sopra riportati. <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Impatto allevamenti<\/h2>\n\n\n\n<p>Impatto sull\u2019antibiotico di resistenza<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3447\" width=\"305\" height=\"203\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine2.jpg 684w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine2-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 305px) 100vw, 305px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il problema della resistenza ai farmaci \u00e8 stato da tempo segnalato dalla medicina. Pi\u00f9 vengono usati, pi\u00f9 gli agenti patogeni si evolvono per resistergli, pi\u00f9 diventa difficile per i ricercatori crearne di efficaci. Sono state lanciate molte campagne di comunicazione per limitare l\u2019uso degli antibiotici, ma il problema \u00e8 che&nbsp;<strong>la maggior parte viene utilizzata negli allevamenti intensivi.<\/strong> Solo in Italia parliamo del 70% sul totale venduto. E proprio dagli animali si trasmettono agli umani molti dei virus letali che hanno riempito le pagine di cronaca degli ultimi anni. L\u2019antibiotico resistenza \u00e8 diventata una vera e propria priorit\u00e0 di sanit\u00e0 pubblica a livello mondiale. Le malattie originate dagli allevamenti intensivi costituiscono una minaccia quotidiana alla salute pubblica \u2013 si \u00e8 riscontrato che le forme gravi di Salmonella, il batterio che causa intossicazione alimentare, hanno sei volte in pi\u00f9 la probabilit\u00e0 di verificarsi negli allevamenti in batteria piuttosto che in allevamenti non in gabbia nel Regno Unito.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ma quali sono e che cosa c\u2019entra la carne con la crisi climatica e ambientale?<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3448\" width=\"346\" height=\"230\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine3.jpg 823w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine3-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine3-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 346px) 100vw, 346px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>I ruminanti (bovini, suini ed ovini)\nproducono metano come effetto secondario dei propri processi digestivi e lo\nrilasciano in atmosfera proprio con questi processi digestivi o con le\nesalazioni derivanti dal loro letame in decomposizione. Se considerate che solo\ngli animali allevati negli Stati Uniti producono 500 milioni di tonnellate di\nletame ogni anno, ossia 3 volte la quantit\u00e0 di rifiuti prodotti dalla\npopolazione statunitense nello stesso arco di tempo, inizierete a farvi un\u2019idea\ndi cosa significhi per l\u2019ambiente il nostro insaziabile appetito per la carne.<\/p>\n\n\n\n<p>Facciamo presente che stiamo parlando di\nun unico gas nocivo e solamente del suo effetto in atmosfera. Ma il letame che\nsi decompone, parlando di quantit\u00e0 cos\u00ec grosse, va a contaminare anche la\nnostra falda acquifera. E poi esistono anche altre sostanze, come ad esempio il\nprotossido di azoto, che \u00e8 anch\u2019esso un prodotto secondario della\ndecomposizione del letame dei ruminanti, ma viene immesso in atmosfera in\nquantit\u00e0 maggiore con la produzione e l\u2019applicazione di fertilizzanti azotati,\ncos\u00ec come durante il deterioramento di un terreno ricco di carbonio, appena\ndisboscato per creare spazio ad uso agricolo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine4-1024x682.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3449\" width=\"325\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine4-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine4-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine4-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine4.jpg 1319w\" sizes=\"(max-width: 325px) 100vw, 325px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ma oltre ad aggravare l\u2019effetto serra, gli allevamenti intensivi sono il principale fattore a causare il disboscamento del polmone verde della terra, la foresta pluviale. Secondo la <strong>FAO<\/strong>, gli allevamenti equivalgono al 26% di tutte terre emerse, ghiacciai inclusi. A questo dato possiamo aggiungere che l\u2019area totale dei terreni in cui si coltiva il cibo per gli allevamenti equivale al33% di tutta la terra arabile del pianeta. Sempre secondo la FAO l\u2019allevamento occupa il 70% di tutti i terreni agricoli presenti nel mondo ed il 30% della superficie del pianeta, in crescita. Si calcola che tra il gennaio e l\u2019agosto del 2019 5,950 chilometri quadrati di foresta pluviale sono stati bruciati per fare spazio a terreni adibiti alla coltivazione di soia o al pascolo di bovini.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"512\" height=\"147\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3450\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine5.jpg 512w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine5-300x86.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Degli oltre 200 milioni di tonnellate di\nsoia prodotti in Brasile, solamente il 6% \u00e8 destinato al consumo umano, il 3%\nal combustibile biodiesel, il restante 91% \u00e8 destinato a mangimi e farine\ndestinate al consumo animale. Non \u00e8 solo la produzione di soia la colpevole\ndella deforestazione: il Brasile, infatti, \u00e8 anche il primo esportatore di\ncarne bovina al mondo e anche in questo caso la domanda continua a crescere.\nPer allevare bovini destinati all\u2019industria della carne \u00e8 necessario fare\nspazio, ed ecco perch\u00e9 gli allevatori bruciano parti di foresta da destinare a\nterreni da pascolo per gli animali. A questo punto, probabilmente starai\niniziando a realizzare come tutte quelle costine, quegli hamburger o quei\nformaggi che finiscono ogni giorno nei nostri piatti non facciano poi cos\u00ec bene\nall\u2019ambiente. Non serve prendersela con gli allevamenti, con i macelli, i\nsupermercati o i ristoranti; le attivit\u00e0 commerciali, infatti, rispondono ad\nuna domanda. \u00c8 quella domanda, la crea chi acquista prodotti animali. Dal 1971\nal 2010, a fronte di una crescita della popolazione globale del 81%, la\nproduzione di carne mondiale \u00e8 triplicata raggiungendo una cifra di circa 670\nmiliardi di euro. Non ti stiamo dicendo di diventare vegetariano o vegano, ma\ndi ridurre in modo modesto la quantit\u00e0 di carne e derivati che sei abituato a\nconsumare abitualmente per il bene del nostro pianeta. In fine non ti abbiamo\nancora detto che gli allevamenti intensivi sono la causa principale di perdita\ndi biodiversit\u00e0, estinzione delle specie, zone morte negli oceani, inquinamento\ndelle acque e distruzione di habitat. \u00c8 stato calcolato che ogni secondo\nperdiamo circa 137 specie di piante ed animali a causa della distruzione della\nforesta pluviale. Questa cosa rappresenta un problema perch\u00e9 \u00e8 proprio la\nbiodiversit\u00e0 e la conservazione degli habitat che garantisce la stabilizzazione\ndel clima, l&#8217;assesto idrogeologico, il mantenimento delle barriere alla\ndiffusione di agenti patogeni e parassiti, la formazione del suolo, la\nfotosintesi, il riciclo dei nutrienti ed il mantenimento della qualit\u00e0\ndell&#8217;acqua.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La produzione della pelle, la quale rappresenta fino\nal 20% del valore commerciale di una mucca, \u00e8 responsabile per gli stessi danni\nambientali dell\u2019industria della carne, tra cui la produzione di enormi quantit\u00e0\ndi letame e scarti della macellazione, l\u2019altissimo consumo idrico e\nl\u2019inquinamento delle acque, dell\u2019aria e della terra. Trasformare la pelle in\npellame richiede molta energia e l\u2019utilizzo di sostanze chimiche pericolose,\ntra cui la formaldeide, derivati del catrame di carbone e oli a base di\ncianuro, coloranti e finiture. La maggior parte della pelle prodotta negli\nStati Uniti \u00e8 conciata al cromo, e tutti i rifiuti contenenti cromo sono\nconsiderati pericolosi dall\u2019EPA. Gli impiegati e i residenti nelle vicinanze\ndelle concerie sono spesso affetti da alti tassi di cancro, malattie della\npelle e malattie respiratorie. La&nbsp;<strong>pelle vegana<\/strong>&nbsp;\u00e8\nun\u2019alternativa al cuoio animale, ottenuta da fonti vegetali. Grazie a processi\ndi produzione innovativi, oggi \u00e8 possibile realizzare il&nbsp;<strong>cuoio\nvegano&nbsp;<\/strong>usando materiali di origine naturale, spesso derivanti da\nscarti di lavorazioni.<br>\n<strong>La pelle vegana \u00e8 dunque un prodotto cruelty free<\/strong>, naturale ed ecologico\nche consente di ottenere scarpe, borse, cinture e altri accessori normalmente\nprodotti con cuoio animale.<br>\nLa pelle vegana pu\u00f2 essere ottenuta da<strong>&nbsp;fibre vegetali<\/strong>, che vengono\nlavorate in modo tale da avere resistenza, aspetto e traspirabilit\u00e0 simili alla\npelle animale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine6.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3451\" width=\"380\" height=\"254\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine6.jpg 349w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine6-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 380px) 100vw, 380px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Ma allora buona parte di quegli animali\nche non mangiamo che fine fanno?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Hai mai accarezzato un agnello? Hai mai sentito le\nsetole ruvide di un maiale sulle mani? Ti sei mai avvicinato a un toro? Nei\nsantuari puoi farlo, sempre che i loro residenti ne abbiano voglia in quel\nmomento!<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro, la casa, la scuola e i nostri impegni\nquotidiani ci fanno dimenticare che esistono altri animali oltre cani e gatti,\nanimali che non conosciamo. Spesso li vediamo solo nelle immagini crude e\nterribili degli allevamenti intensivi, ma avere un contatto con loro \u00e8\npossibile. <strong>Esistono infatti luoghi speciali in cui questi animali non sono\nconsiderati \u201cmerci\u201d o \u201cprodotti\u201d, ma vengono trattati come dovrebbero essere:\ndegli individui.<\/strong> Questi luoghi sono i rifugi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma che cosa sono i santuari o rifugi e per\nquale motivo vengono chiamano in questo modo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 vengono accolti molti animali cosiddetti \u201cda\nreddito\u201d che sono stati salvati e recuperati, e che possono avere in questi\nluoghi <strong>una vita degna di essere vissuta<\/strong>. Si possono trovare cavalli,\nasini, mucche, maiali, capre, pecore, galline, anatre e tutte le altre specie\nche l\u2019essere umano ha deciso di sfruttare in un modo o nell\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei rifugi <strong>gli animali vivono liberi<\/strong>, in spazi\ndove puoi vederli correre e giocare in libert\u00e0, fuori da gabbie e recinzioni di\nmetallo. Visitandoli potrai capire che <strong>sono dei veri e propri individui<\/strong>\ne ti capiter\u00e0 di scoprire cose che non avresti mai pensato su di loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Per esempio che ai maiali piace stare assieme, che si\nriconoscono e si dividono in piccoli gruppi correndo assieme. Che capre e\nbovini amano rosicchiare le cortecce dei tronchi pi\u00f9 teneri, o utilizzarli per\ngrattarsi la schiena. Insomma, avrai ancora pi\u00f9 chiaro che questi animali <strong>hanno\nabitudini, personalit\u00e0 proprie,<\/strong> proprio come i nostri amici cani e gatti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"387\" height=\"218\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine7.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3454\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine7.png 387w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine7-300x169.png 300w\" sizes=\"(max-width: 387px) 100vw, 387px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Normalmente, i santuari vengono allestiti in zone\nnascoste, poco conosciute e comunque difficili da raggiungere. In questo modo,\nsi vuole evitare possibili furti, episodi di rappresaglia o violenza e anche\nche la gente bersagli il luogo abbandonando i propri animali in maniera\nindiscriminata. Ovviamente, esistono diversi tipi di strutture, in base al tipo\ndi animali che vengono ospitati. Ci sono dei santuari di farfalle o lucciole\nche non hanno mura, permettendo a questi insetti di vivere e volare liberamente\nnella foresta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono anche altri santuari dedicati a ospitare la\nfauna marina come ad esempio i delfini che vivevano nei delfinari che,\nsuccessivamente, sono stati chiusi. In tal caso, e come \u00e8 logico, queste\nstrutture saranno composte da piscine adatte ad accogliere questi splendidi e\nintelligenti mammiferi marini.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo\nper\u00f2 Il grosso problema che affligge i santuari di animali \u00e8 il sostentamento\neconomico. Come capirete bene, le cure veterinarie e il cibo per animali di\nsolito hanno un costo elevato. Nonostante tali difficolt\u00e0, molte strutture\nriescono ad andare avanti grazie alle donazioni dei privati. Ogni santuario\nsegue un determinato sistema di autofinanziamento. Alcuni cercano sponsor,\naltri organizzano eventi in cui raccolgono denaro, altri lanciano vere e\nproprie campagne di crowdfunding. La realt\u00e0 \u00e8 che ci sono pochi sussidi\npubblici o aiuti e sgravi a cui i santuari possono ricorrere, quindi la maggior\nparte del denaro deriva semplicemente dalla generosit\u00e0 di pochi. Per questo\nmotivo, raramente possono assumere personale e la maggior parte dei santuari\nfunziona grazie al lavoro di volontari. Le pelli vegane naturali sono prodotte\ncon <strong>mele, sughero, mais, uva, funghi, carta, ananas, soia, t\u00e8 e molto altro\nancora.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine8.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3455\" width=\"428\" height=\"285\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine8.jpg 531w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine8-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 428px) 100vw, 428px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Spesso queste\npelli vegan sono ricavate da scarti di produzione: ad esempio la pelle vegetale\nottenuta dalle foglie di ulivo \u00e8 prodotta con le foglie scartate dopo la\nraccolta delle olive, mentre la pelle che deriva dall\u2019uva \u00e8 realizzata con le\nbucce degli acini, prodotto di scarto dell\u2019industria del vino.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come aiutare un santuario?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni santuario possiede un proprio sistema di lavoro,\nquindi se volete collaborare o partecipare, contattate i responsabili e\nmettetevi a loro disposizione. Oltre alle donazioni, potrebbero avere bisogno\nanche di materiali e mezzi di lavoro, come tendoni, secchi, coperte per\nl\u2019inverno, oggetti per la pulizia e molto altro ancora. Ci sono santuari che\nrichiedono la partecipazione di un maggior numero di volontari, che si occupino\ndi svariate attivit\u00e0 come la pulizia delle strutture, la pubblicit\u00e0 su Internet\no la gestione delle reti sociali, oltre che per le pratiche burocratiche.\nAlcuni centri riescono ad ottenere proventi organizzando visite guidate. Fanno\npagare un prezzo simbolico ai visitatori che vogliono conoscere le loro\nstrutture e come funzionano, riuscendo a raccogliere abbastanza per <strong>poter\npagare i veterinari<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Se volete dare il vostro <strong>contributo<\/strong> per questa causa, cercate sul web i santuari di animali pi\u00f9 vicini a voi e preparatevi per un\u2019esperienza che, oltre ad essere utile, vi arricchir\u00e0 profondamente. Entrerete in un ambiente fatto di gente sensibile e che sapr\u00e0 ricompensare, in un modo o nell\u2019altro, il vostro sforzo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"333\" height=\"187\" src=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine9.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3456\" srcset=\"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine9.jpg 333w, https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine9-300x168.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 333px) 100vw, 333px\" \/><figcaption>Foto del Santuario &#8220;fattoria capra e cavoli&#8221; (Lombardia)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>In conclusione, vale la pena sottolineare che i\nsantuari di animali sono solo la conseguenza del mondo crudele e aggressivo\numano che affligge, quotidianamente, quello animale. Grazie a questi luoghi,\nper\u00f2, gli animali che hanno vissuto esperienze terribili possono riprendere a\nvivere senza paura e senza dolore. Non restate indifferenti: tutti possono dare\nun contributo ed \u00e8 necessario che ognuno faccia la sua parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui sotto ti lasciamo alcune regioni in cui puoi\ntrovare dei santuari da visitare e insieme a questi un video molto simpatico e\nallegro che puoi vedere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rifugi in Lombardia<\/p>\n\n\n\n<p>Rifugi in Emilia-Romagna<\/p>\n\n\n\n<p>Rifugi in Toscana<\/p>\n\n\n\n<p>Rifugi nel Lazio<\/p>\n\n\n\n<p>Rifugi nelle Marche<\/p>\n\n\n\n<p>Rifugi in Puglia<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<div class=\"fitvids-video\"><iframe loading=\"lazy\" title=\"Il Regno dei Giusti (un&#039;impresa da 2000 Kg)\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/o7NBGFImxMM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><br><\/h2>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scritto da Nappini Martina e Kamenova Vanessa In questo articolo vi parleremo brevemente degli allevamenti intensivi e di alcuni problemi da essi derivanti e ti forniremo parte della soluzione al problema. Vi consigliamo di arrivare a fine articolo e non perdervi nessuna importante e attuale informazione. Inoltre, durante questo articolo<\/p>\n","protected":false},"author":63,"featured_media":3448,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"episode_type":"","audio_file":"","cover_image":"","cover_image_id":"","duration":"","filesize":"","date_recorded":"","explicit":"","block":"","itunes_episode_number":"","itunes_title":"","itunes_season_number":"","itunes_episode_type":"","filesize_raw":"","footnotes":""},"categories":[55,143],"tags":[128,132,129,131],"class_list":["post-3293","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita","category-numero-2-2020","tag-allevamenti-intensivi","tag-attualita","tag-impatto-sulla-salute","tag-pianeta"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3293"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/63"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3293"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3293\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3546,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3293\/revisions\/3546"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3448"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3293"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3293"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3293"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}