{"id":2696,"date":"2020-05-21T10:40:00","date_gmt":"2020-05-21T08:40:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/?p=2696"},"modified":"2020-05-19T16:12:41","modified_gmt":"2020-05-19T14:12:41","slug":"martina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.galileiarezzofad.it\/ildialogo\/2020\/05\/21\/martina\/","title":{"rendered":"Martina"},"content":{"rendered":"\n<p>La&nbsp; scuola, come ogni altra istituzione, ha dovuto adottare delle alternative per poter continuare a svolgere le attivit\u00e0 durante questo periodo di emergenza. Inizialmente, sia per l\u2019euforia di una situazione mai provata sia per la voglia di mantenere un rapporto con i compagni e insegnanti, mi sembrava un\u2019iniziativa divertente e curiosa. Ogni mattina mi alzavo felice di \u201cvedere\u201d altre persone che non fossero i miei genitori e poter interagire con l\u2019esterno mi faceva sentire felice e meno isolata. Persino fare i compiti e studiare mi sembravano attivit\u00e0 che potessero mantenere, in qualche modo, alcuni aspetti della mia vecchia routine. <\/p>\n\n\n\n<p>Con il passare dei giorni,che poi sono diventate settimane e poi mesi, mi sono resa conto che interagire con le persone attraverso uno schermo non assomiglia per niente ad una relazione reale. L\u2019euforia si \u00e8 trasformata in noia e poi in disperazione. La felicit\u00e0 che ogni mattina mi accompagnava \u00e8 diventata nostalgia dei vecchi tempi,che sapevo sin dall\u2019inizio non sarebbero tornati presto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Adesso la mattina mi alzo alle otto, ma rimpiango i momenti in cui mi alzavo alle sei, stanca e costretta a prepararmi velocemente per paura di perdere l\u2019autobus; mi posiziono davanti ad un computer per quattro ore e, al termine di queste, mi sento ancora pi\u00f9 sola e scoraggiata. La concentrazione \u00e8 quasi inesistente e la voglia di imparare cose nuove, che ho sempre avuto, si \u00e8 trasformata in \u201cdevo farlo\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche lo studio \u00e8 diventato pi\u00f9 monotono e, se all\u2019inizio della quarantena mi sembrava un modo \u201cper passare il tempo\u201d, adesso mi appare quasi come una costrizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo non perch\u00e9 io abbia perso&nbsp; interesse verso ci\u00f2 che mi viene insegnato, ma perch\u00e9 imparare senza vivere emozioni, in un modo cos\u00ec asettico, non mi fa venir voglia di imparare cose che in questo momento mi sembrano essere quasi superflue.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono una persona che pretende sempre il massimo e questo, da sempre, mi fa vivere in uno stato costante di ansia. Pensavo che parlare ad uno schermo,anzich\u00e9 ad una persona, sarebbe stato utile a farmi stare pi\u00f9 rilassata. Cos\u00ec \u00e8 stato, in parte, perch\u00e9 lo schermo \u00e8 come una protezione e un isolamento dalle mie ansie. Ma il trascorrere dei giorni mi ha fatto capire che lo schermo mi impedisce di vivere la scuola, provare delle emozioni che, seppur negative, rendono la vita ricca e degna di essere vissuta.<\/p>\n\n\n\n<p>Sicuramente questa esperienza, che spero finisca il prima possibile, mi ha lasciato tanto e mi ha insegnato delle cose che prima sottovalutavo; ma non posso, n\u00e9 voglio, immaginare una scuola diversa da quella che ho sempre frequentato, in cui le persone interagiscono realmente e gli alunni vivono ansie, felicit\u00e0, sconfitte, circondati&nbsp; dall\u2019affetto e dal supporto dei compagni e degli insegnanti.<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La&nbsp; scuola, come ogni altra istituzione, ha dovuto adottare delle alternative per poter continuare a svolgere le attivit\u00e0 durante questo periodo di emergenza. 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